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Una festa tra sacro e profano

La rimenata e la banda della sportella
16 Aprile 2020
La Pasqua all’Isola d’Elba: pane, dolci e fidanzamenti
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A chi mi legge chiedo l’attenzione
a quel che adesso sto per raccontare
perché l’intento mio é di tramandare
una storia della nostra tradizione.
Mi riferisco ad un antico rito
legato alla “sportella” e al “cerimito”

Spero che niun di voi resti pentito
dopo che avrà sentito il rituale
che durante il periodo pasquale
si faceva nel territorio avito.
Il comprensorio interessato è quello
che si chiamava un tempo Rio Castello.

I soggetti rappresentano il modello
di ambedue i sessi i genitali,
che han funzione di essere augurali
propiziando un’avvenire sano e bello.
Queste credenze di origine pagana
son rimaste attive in epoca cristiana.

Nel periodo della Santa Settimana,
la Domenica alle Palme dedicata
per dichiararsi alla ragazza amata,
i giovanotti facevan la mattana
con un gesto che all’epoca era ardito:
recapitarle a casa un “cerimito”.

Questo è un pane speciale un po’ arricchito
con uova, noci e arancia grattugiata,
anice in semi e pasta lievitata,
con olio, sale e pepe insaporito.
Prima di cominciarlo a modellare
va lasciato per due ore a lievitare.

Dei lunghi bastoni bisogna realizzare
di circa mezzo metro di lunghezza
e tre centimetri il diametro in larghezza
che si debbono con la farina spolverare.
Una sorta di cappio va formato
che rappresenti un fallo stilizzato.

Appena che il dolce è stato modellato
con attenzione e la dovuta cura
si può procedere veloci alla cottura
dopo averlo con dell’uovo spennellato.
La temperatura del forno è confermata
quella che per i dolci è sempre stata usata.

Dopo che abbiam la ricetta ricordata,
riprendiamo da dove abbiam sospeso,
ossia dal giovanotto che ha trasceso
con tale dono alla ragazza amata.
Aspettando il risultato alla proposta
il suo cuore batte forte e senza sosta.

Per avere un verdetto di risposta
il pretendente una settimana aspetta
fino al giorno cosiddetto di “pasquetta”
quando i riesi, del piano e mezzacosta,
fanno la scampagnata sopra il prato
dell’eremo a Santa Caterina intitolato.

È questo il luogo da sempre deputato
feste paesane e scampagnate,
dove oltre ai canti ai balli e alle risate,
si combinava qualche negoziato.
Promesse di fidanzamenti e matrimoni
fatte di fronte a molti testimoni.

Si scambiavano favori, auguri e doni
piccole cose, non certo di valore,
tanto per dimostrare affetto e amore
dando risposta alle varie aspirazioni.
Una risposta con positivo risultato
come si attende il nostro innamorato.

Se il giovanotto veniva avvicinato
dalla ragazza in preda all’emozione
accompagnata da un gruppo di persone
e reca in mano un paniere infiocchettato
con un dolce rassomigliante una ciambella
poteva dar per vincente la novella.

Ora che abbiamo raccontato la storiella
parliamo anche del dono ricevuto
l’unico ancora oggi conosciuto
col suo nome primitivo di “sportella”.
Rispetto all’altro dolce “mentovato” (4)
non è diverso il procedimento usato.

La differenza consiste nel formato
che alla fine bisogna realizzare
se si vuole che stia a rappresentare
un sesso femminile figurato.
Basta che all’impasto già in questione
venga fatta la giusta variazione.

Si riprende la ricetta dal “bastone”
rispettandone egualmente le misure
s’incrocian le estremità delle bordure
unendole con un poco di pressione.
Alla fine si avrà come risultato
un ferro di cavallo accavallato.

Dopo averlo con l’uovo lucidato
va cosparso per bene sulla vetta
con granella di zucchero o codetta
così diventa bello colorato.
Ora che è completato e tutto adorno
il dolce è pronto per esser cotto in forno.

Detto questo, si ritorna al giorno
a dove abbiam lasciato la storiella
quando vien consegnata la sportella
come risposta positiva di ritorno.
In questo caso tutto è ben finito
ma non sempre il risultato è garantito.

Per un corteggiamento non gradito,
avvertito il pretendente varie volte
le cose diversamente son risolte
e diverso il risultato conseguito:
al posto della sportella son donate
una bella “fraccata” di legnate!

 

Poesia tratta da: Alvaro Claudi, ” Rime in Pentola”
Persephone Edizioni, 2013

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